{"id":458,"date":"2015-11-11T11:38:53","date_gmt":"2015-11-11T11:38:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.anghelopoulos.com\/?p=458"},"modified":"2016-08-10T12:08:33","modified_gmt":"2016-08-10T12:08:33","slug":"458","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.anghelopoulos.com\/index.php\/2015\/11\/11\/458\/","title":{"rendered":"recensione &#8211; review di Romano Maria Levante"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il &#8220;disimpegno&#8221; di Anghelopoulos<\/strong><br \/>\nLa prima riflessione riguarda Anghelopoulos, e il suo &#8220;disimpegno&#8221; espresso esplicitamente nell&#8217;opera&#8221;Disengagement&#8221;, il Dio disimpegnato, che va in direzione opposta rispetto al concetto di &#8220;arte impegnata&#8221; diffuso dopo l&#8217;impressionismo fino ad assumere un valore politico. Cos\u00ec Strinati lo definisce: &#8220;E&#8217; quel luogo dell&#8217;arte posto al confine tra un territorio e l&#8217;altro, il territorio dell&#8217;evidenza e della forza espressiva e quello del mistero e della sparizione&#8221;.<br \/>\nLa sparizione riguarda non solo l&#8217;oggetto raffigurato, ma la volont\u00e0 dell&#8217;artista di rappresentarlo. E qui l&#8217;analisi di Strinati si addentra nel territorio dell&#8217;essere e non essere, un &#8220;to be or not to be&#8221; artistico ed esistenziale. Per l&#8217;artista il &#8220;non esserci&#8221; corrisponde &#8220;all&#8217;ingresso in una dimensione analoga a quella che in matematica si rintraccia nei numeri \u2018negativi&#8217;, nel \u2018meno uno&#8217; e cos\u00ec via&#8221;; Anghelopoulos, in particolare, &#8220;si sottrae, e lo mostra in visione, al confronto con l&#8217;impegno esistenziale per sprofondare in un&#8217;altra dimensione che retrocede rispetto all&#8217;ingresso in quello che viene percepito come reale e quotidiano&#8221;.<br \/>\nUna dimensione, non fantastica n\u00e9 onirica, ma meditata, che evoca le scoperte e i problemi insoluti della ricerca scientifica sull&#8217;infinitamente grande e l&#8217;infinitamente piccolo, dall&#8217;antimateria ai buchi neri, dai neutrini alle altre particelle nell&#8217;alternanza o compresenza di massa ed energia. &#8220;Sono quesiti innumerevoli e traumatici &#8211; osserva Strinati &#8211; tendenti tutti a farci pensare che esista un altrove che \u00e8 la vera realt\u00e0 e quello che percepiamo sia apparenza al di l\u00e0 della quale c&#8217;\u00e8, appunto, l&#8217;\u2018oltre'&#8221; . Un &#8220;oltre&#8221; evocato dagli equilibri rigorosi che regolano il mondo degli astri come quello degli atomi, mentre nella nostra percezione non si avverte l&#8217;ordine che regna nell&#8217;immensit\u00e0 dell&#8221;universo e nella microscopica composizione della materia.<br \/>\n&#8220;L&#8217;arte di Anghelopoulos sembra mossa da tale istanza&#8221;, afferma il critico, le sue opere fanno pensare a &#8220;crateri lunari, visioni satellitari, filamenti celesti, viaggi in mezzo a cieli densi di nuvole pesanti e tempestose&#8221;, e cita Klee e Rothko; e parla anche di &#8220;visioni in cui non si riesce a scorgere pi\u00f9 nulla, una specie di ritorno al futuro&#8221;.<br \/>\nLauretta Colonnelli aggiunge un riferimento a Dal\u00ec, Magritte e Schifano e, dinanzi alla molteplicit\u00e0 dei suoi interessi culturali, dalla musica alla letteratura fino alla fotografia e alla pittura, cita il Rinascimento, &#8220;quando un artista era anche scienziato, letterato, filosofo, musicista&#8221; e il grande Michelangelo.<br \/>\nE riporta un&#8217;affermazione dello stesso Anghelopoulos: &#8220;L&#8217;arte non deve copiare la realt\u00e0 ma tornare ad amare l&#8217;uomo, provocarne l&#8217;intelligenza, portare l&#8217;osservatore in una dimensione che trascenda il reale, nella quale proprio l&#8217;uomo sia il centro di tutto, di ogni pensiero, di ogni progetto, di ogni fine&#8221;.<br \/>\nViene evidenziata la difficolt\u00e0 di andare oltre l&#8217;apparenza con le superfici tormentate da scaglie e rugosit\u00e0 tra le quali traspare soltanto qualche piccolo lembo di azzurro nelle sue opere ispirate ai cieli. In quelle pi\u00f9 recenti la tendenza all&#8217;astrazione prevale con un cromatismo che utilizza anche l&#8217;oro giottesco e bizantino, pur con squarci evanescenti.<br \/>\nL&#8217;oro lo vediamo nei rilievi rugosi longitudinali di &#8220;God Disengagement&#8221;, 2013, alternato a rilievi bianchi, e nei piccoli mosaici su parti limitate dell&#8217;ampia superficie grigia di &#8220;Weave&#8221;; mentre \u00e8 grigia la&#8221;Superficie fratturata bianca&#8221;, 2012, la cui conformazione \u00e8 analoga a quella di &#8220;God Disengagement&#8221;; da questa superficie fratturata omogenea , in un&#8217;opera del 2011 spuntava una mano, \u00e8 come se l&#8217;anno successivo questo varco si fosse richiuso, lasciando solo una piccola fenditura blu. In&#8221;Inner Sky&#8221;, 2012, il cielo di un azzurro intenso sembra un planimetria urbana vista dall&#8217;alto, con tracciate le linee e gli agglomerati bianchi. La serie &#8220;(Under The) Dense Sky&#8221;, 2013, invece, mostra fratture quadrangolari dalle quali si intravede l&#8217;azzurro-blu sottostante.<br \/>\nUn cromatismo cangiante dall&#8217;ocra al marrone nelle serie &#8220;Passages&#8221; e &#8220;Untitled&#8221;, 2014 e 2015, senza rilevi rugosi n\u00e9 fratture sulla superficie a disvelare la parte sottostante: si va sempre pi\u00f9 verso l&#8217;astrazione. L&#8217;abbinamento in un trittico di tre opere, &#8220;Untitled&#8221; in biacca grigia, &#8220;Passages&#8221; in ocra-oro compatto e &#8220;God Disengagement&#8221;in biacca e oro segnano il passaggio dall&#8217;Inferno al Purgatorio, quindi al Paradiso: una lucertolina esce dalla superficie compatta di &#8220;Untitled&#8221;, come aspirazione alla rinascita, l&#8217;Inferno non viene demonizzato perch\u00e9, secondo l&#8217;artista, &#8220;se esiste un inferno questo \u00e8 sulla terra&#8221;, e l&#8217;oro non trionfa nel Paradiso ma piuttosto nel Purgatorio, &#8220;perfino nell&#8217;aldil\u00e0 c&#8217;\u00e8 disordine&#8221;, commenta la Colonnelli. Ricordiamo l&#8217;Inferno nei disegni di Rodin, nei dipinti di Roberta Comi, e le tre cantiche in quelli di Testa. Andando indietro nel tempo nella produzione dell&#8217;artista, &#8220;The Storm&#8221;, 2009, con le ondate blu e bianche che sembrano abbattersi, evoca effettivamente la rappresentazione realistica di una tempesta, e anche &#8220;Flowers&#8221; , 2010, ha del figurativo nel suo intenso cromatismo rosso con macchie bianche e nella forma compositiva.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-376\" src=\"http:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042.jpg\" alt=\"042\" width=\"6000\" height=\"4000\" srcset=\"https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042.jpg 6000w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-1030x687.jpg 1030w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-1500x1000.jpg 1500w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-705x470.jpg 705w, https:\/\/www.anghelopoulos.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/042-450x300.jpg 450w\" sizes=\"(max-width: 6000px) 100vw, 6000px\" \/><\/a>Nella serie &#8220;Flying Houses&#8221;, 2012, sulla superficie rugosa grigia si intravvedono, appena percettibili, casette infantili su ruote; mentre cambia tutto con gli antecedenti &#8220;Me Shooting&#8221;, 2009, e &#8220;The Camera Man&#8221;, 2010: domina il figurativo, si distingue chiaramente il fotografo che punta la camera verso l&#8217;obiettivo.<br \/>\nProseguendo la rassegna all&#8217;indietro, i due disegni a matita &#8220;Vita Interiore &#8211; Inner Life. Androide&#8221;sembrano in perfetto stile figurativo, raffigurano due volti con i lineamenti delicati, con e senza occhiali scuri. Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 e di diverso, anzi di anomalo per il ritratto nell&#8217;accezione corrente. L&#8217;orecchio destro di uno dei due volti e la fronte dell&#8217;altro sono occupati, diremmo deturpati da un vistoso quanto misterioso meccanismo applicato come una protesi.<br \/>\nSiamo nel 2007, potrebbe sembrare un tentativo sperimentale d&#8217;avanguardia poi abbandonato. Invece nel 2014 una nuova &#8220;Vita Interiore &#8211; Inner Life&#8221; senza la qualifica di &#8220;Androide&#8221;: questa volta mostra il delicatissimo profilo della &#8220;Bella Principessa&#8221; &#8211; attribuita a Leonardo a parte la notizia odierna dell&#8221;autodenuncia di un presunto falsario &#8211; con un ingranaggio come negli orologi che inizia nell&#8217;orecchio destro e poi si prolunga con un sottile collegamento sulla spalla.<\/p>\n<p>Le parole dell&#8217;artista ci aiutano a penetrare il mistero di questa inattesa protesi, come della protesi ai due volti raffigurati nelle due opere citate del 2007: &#8220;Ho voluto raffigurare il suo lato nascosto, il lato sottratto per sempre agli sguardi del mondo e per ci\u00f2 stesso metafora del mistero che circonda la vita interiore del soggetto ritratto&#8221;. E pi\u00f9 chiaramente: &#8220;Quel personaggio \u00e8 realmente esistito nella sua unicit\u00e0, anzi \u00e8 vivo, come \u00e8 vivo il mistero che, attraverso i secoli, ella, come ciascuno di noi, porta con s\u00e9&#8221;.<br \/>\nSecondo la Colonnelli \u00e8 il mistero della vita interiore, &#8220;sempre pi\u00f9 misera e inaccessibile&#8221; nell&#8217;uomo che &#8220;non \u00e8 pi\u00f9 la magnifica creatura celebrata da Leonardo e dai pensatori suoi contemporanei, ma una macchina vivente totalmente manipolabile&#8221;. E non si deve dimenticare, aggiungiamo noi, che Leonardo da Vinci allo studio e alla rappresentazione dell&#8217;anatomia umana univa l&#8217;invenzione e la rappresentazione delle macchine pi\u00f9 diverse, per cui l&#8217;associazione di idee nella &#8220;Bella Principessa&#8221; appare logico. Ma questa invenzione non nasce con l&#8217;opera attribuita a Leonardo, bens\u00ec l&#8217;abbiamo vista applicata nel 2007 a volti fotografici legati all&#8217;attualit\u00e0.<\/p>\n<p>Sono gli anni, dal 2007 al 2010, delle &#8220;Tiny Town&#8221;, la serie di plastici di precisione assimilabili ai circuiti stampati di apparecchiature con transistor, che vediamo in piccoli riquadri alle pareti e in una grande vetrina orizzontale di 1 metro e 30 cm per 1 metro; con la sua estensione sembra il plastico planimetrico di una citt\u00e0, in smalto e legno, in colore bronzeo, preparato con maestria artigiana e senso artistico.<br \/>\n&#8220;Una curiosa perplessit\u00e0 transita in tutte le sue immagini &#8211; commenta Strinati &#8211; e ci restituisce la figura di un artista che sa essere serio e ironico nel contempo lasciandoci la pi\u00f9 ampia libert\u00e0 di apprezzamento del suo lavoro&#8221;. Concordiamo con questa valutazione del critico che interpreta in tal modo &#8211; cosa inusuale nelle criptiche considerazioni di certa critica contemporanea &#8211; il nostro pensiero, che \u00e8 quello del visitatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il &#8220;disimpegno&#8221; di Anghelopoulos La prima riflessione riguarda Anghelopoulos, e il suo &#8220;disimpegno&#8221; espresso esplicitamente nell&#8217;opera&#8221;Disengagement&#8221;, il Dio disimpegnato, che va in direzione opposta rispetto al concetto di &#8220;arte impegnata&#8221; diffuso dopo l&#8217;impressionismo fino ad assumere un valore politico. 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